“ANDAR SEMPRE CONTROCORRENTE” DON LORENZO MILANI

21.11.2014 08:56

“Temo che le maldicenze e le continue calunnie che scarichi con cattiveria sugli altri, possano ricadere su di te. Ne sarei davvero dispiaciuto”. Questa frase con quella che segue scusi la mia deduzione eccellenza reverendissima, mi sembra una minaccia, ma non ci voglio credere, quel “possono ricadere su di te” seguito da “ ne sarei davvero dispiaciuto”. Ho ripreso in mano una biografia di don Milani e alcuni suoi scritti, di lei penso ciò che scriveva don Milani: “la vita di un vescovo! Io ne so poco… Parallelo al crescendo d’importanza un crescendo d’isolamento”. Eccellenza reverendissima malgrado sia circondato da molte persone è solo e di esse in balia perchè lei è un “crescendo d’importanza”. Io comunque nello spirito di quel grande prete che è stato don Milani  mi allineo a quanto lui affermava:” criticheremo i nostri vescovi perché vogliamo a loro bene”. Altro che traditore come mi ha etichettato un suo prete a cui dico che Giuda ha fatto “quello che doveva fare”, come si è letto nel Vangelo di Luca in queste ultime settimane (Lc17,10). Circa la sua presa di distanza alle mie critiche, (costruttive) le scrivo ciò che don Lorenzo affermava con forza e coraggio:” Nessun vescovo può vantarsi di non avere nulla da imparare, né ha bisogno come tutti noi, forse più di tutti noi per la responsabilità massima che porta e per l’isolamento in cui la carica stessa lo costringe. Mi permetto di riportare anche ciò che il prete fiorentino riteneva essere un cattolico; e qui chiunque si fregi senta l’onore di fregiarsi di questo titolo dovrebbe meditare a fondo quest’affermazione oltre alle indicazioni ( e non sono poche) che Gesù comunica nei Vangeli:” Cattolico è dunque chi si ricorda che i cardinali e i vescovi sono creature fallibili. Eretico chi mostra per loro un rispetto che travalica i confini del nostro credo.” Milani poi nella sua lettera “l’obbedienza non è più una virtù” si rivolge ai giudici che avrebbero dovuto giudicarlo in seguito alla denuncia che gli venne notificata per avere pubblicato la lettera ai cappellani militari, e scrive:” Son processato… Perché ho scritto una lettera che molti considerano nobile”, e più avanti sostiene:” sembrerà infatti che condannate le idee personali di un prete strano”. In quel suo “ ne sarei davvero dispiaciuto” che mi scrive leggo e deduco che mi è già stato fatto un processo con annessa condanna e che non sono tato da lei tutelato, dunque pronto per essere sacrificato. La frase tratta da uno scritto di don Divo Barsotti che le ripropongo proprio perché quella frase scelta due anni fa per la mia ordinazione fece così scalpore, che alcuni preti non esposero nelle bacheche delle loro parrocchie la locandina che la riportava :"La vita del sacerdote è sacrificio puro. Egli non vive, non può vivere per sè - non ha più una vita. Qualunque cosa faccia per essere amato, stimato, per vivere, il suo sforzo non ha mai il potere di toglierlo alla sua solitudine. Il crisma dell'ordinazione lo separa dagli uomini, egli diviene come il capro espiatorio che si abbandona nel deserto, lontano da tutti".   In fondo è quanto si legge in Giovanni al capitolo 18 a proposito di Caifa sommo sacerdote:” Caifa era quello che aveva consigliato ai giudei << è conveniente che un solo uomo muoia per il popolo>>”. Questa è la figura del prete è prima scritta in questo brano di vangelo e poi ripresa, meditata, ruminata dal mistico fiorentino. L’immagine che lei con altri preti e laici diffondete di me non è certamente delle migliori ma mi viene incontro ancora una volta don Lorenzo che in “ Esperienze pastorali” scrive:”… Dov’è scritto che il prete debba farsi volere bene? A Gesù o non è riuscito o non è importato”. Ciò che è importato e ciò che gli è riuscito bene è come scrive ancora don Milani:” andar sempre controcorrente”.