IL POTERE NON ESISTE PIU'.... SIAMO NOI FRATELLI CRISTIANI A DARE A DIO LUI ATTRAVERSO NOI

19.10.2014 14:11

Il fulcro, il centro di questo racconto del Vangelo di Matteo si regge, fratelli cristiani, sull’affermazione dei farisei:” Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno”. Ciò è detto con malizia, annota Matteo:” Gesù conoscendo la loro malizia”. I farisei affermano però una verità, a loro insaputa, non era loro intenzione affermarla, ma comunque affermano che Gesù insegna la via di Dio. Insegnare la via di Dio significa essere esplicito nel parlare, non incline al compromesso, al ni, che non è né sì, né no: “sia sì sì e no non, il vostro parlare”. Non guardare in faccia a nessuno significa avere giudicato il potere politico o religioso che sia, oggi diremmo: stato o chiesa. Come c’invita il santo padre Francesco, andare controcorrente costi quel che costi, perché andare contro il potere costituito costa, costa fatica. Si sale sulla croce per affermare la verità e vivere la libertà: questo insegna il Cristo e prima di lui i profeti e dopo di Lui i santi martiri. La coerenza si paga con la propria vita, si paga con l’esclusione, si diventa anatema secondo il linguaggio paolino. Il potere fratelli cristiani, da cristiani, da seguaci del Cristo, non fa paura:” tu non hai soggezione di alcuno” e ciò è riconosciuto a Gesù dunque, dunque ognuno di noi fratelli cristiani. Il potere non esiste più, è una statua di bronzo, può essere anche d’oro, ma con i piedi di argilla, poggia sull’inconsistenza, il suo stesso peso la sbriciola e la statua cade con la faccia a terra nella polvere. Così è stato, è e sarà per ogni potere aristocratico o democratico che sia perché questo, il potere, è legato al tempo cioè a ciò che ha un inizio e una fine, non all’eterno che conosce solo l’inizio, dunque non conosce tempo. Così nella chiesa cessano i papi, passano i vescovi, passano presto e si dileguano, recita il salmo, restano quadri, monumenti, monete, che sono oggetti muti, inanimati, che sanno solo impolverarsi. Dio non lo si coglie in fallo, né lo si prende in giro, l’eternità è per sempre, e se si ha l’intenzione di prendere in giro Dio, o l’arroganza di volerlo cogliere in fallo, proprio perché eterno lo si fa per l’eternità, cioè si sceglie per sempre di essere ridicoli, ricordati per sempre per essere stati ridicoli: appunto i farisei, i dottori della legge che erano i sacerdoti del tempo. La verità è una sola tanto da essersi incarnata, resa persona, uomo. E se è una sola non ci sono più le verità altrimenti non esisterebbe la verità, l’unicità. Dio l’ha creata unica perché fosse l’unica, l’uomo la vuole rendere molteplice, la vuole molestare, ne vuole abusare. Così la libertà, così la giustizia, così la Parola. Tutto ciò è nella persona del Cristo, tutto è ricapitolato in Lui, scrive Paolo, tutto ruota intorno a Lui e a Lui si riferisce perché tutto ciò che è di Dio deve essere riconosciuto, restituito, dato a Dio. M a che cos’è la vita per Dio? Qual è la vita per un padre? Il Figlio, la via di Dio dunque fratelli cristiani è la Parola che si è fatta carne, il Figlio, il Cristo. Dio vuole, brama, cerca, desidera quella Parola, la sua Parola, l’unica Parola: il Cristo, il Figlio. In Lui si compiace “nel quale mi sono compiaciuto” e poi ancora dice “Ascoltatelo”: si ascolta la Parola, dunque il Figlio è Parola per bocca del Padre. E se Dio si compiace nel e del Figlio, si compiace parimenti dell’uomo, perché il Cristo è nell’umanità, corpo, anima, spirito, tranne il peccato. Nell’umanità si è incarnato per riportare questa al Padre, perché Lui è nel Padre e il Padre è lieto, felice, realizzato se il Figlio è in Lui. Il Cristo, solo il Cristo raccoglie l’uomo e lo porta, lo depone nel seno del Padre, tra le sue braccia perché questo è il progetto, il disegno, la volontà di Dio e questa è la gioia, cioè la manifestazione della verità e della libertà. Solo nella libertà e nella verità si è nella gioia, si prova gioia. Ora se rendo a Dio il Cristo, significa che rendo la Parola cioè la faccio risuonare, rieccheggiare cioè rendo vivo e presente il Cristo che è sacrificio gradito (si legge nel messale) durante la Messa. Il sacrificio di Cristo altro non è dunque che la restituzione del Figlio al Padre  è l’offerta a Lui gradita, e la Parola che è la Sua Parola, Parola di Dio che è il Cristo è ciò che Dio vuole sentire dire, pronunciare, vuole ascoltare, è suo frutto è ciò che ha generato e parte di sé. L’uomo è colui che si presta, è il lettore, colui che dà fiato, che con la sua voce, con la sua corporeità, con la sua persona fa presente il Figlio, perché il Padre ascoltandolo si possa di Lui compiacere, possa di lui e con lui gioire, lo possa amare. In quel Figlio, nel Figlio ci siamo noi fratelli cristiani, così nella Parola e nelle specie eucaristiche (nel pane e nel vino consacrati), lì la sua presenza, lì la nostra presenza. L’uomo è un’immagine ed una iscrizione, un quadro, un ritratto con la sua etichetta dove è segnato un tempo, ma non il tempo. Se penso alla galleria di quadri esposti nelle sale del vescovado che hanno delle date e dei tempi, ma sono ben lontano dal tempo… Il tempo non ha volto né durata perché il tempo per noi fratelli cristiani, inizia qui ma prosegue di là: è dunque eterno; ed era già iniziato prima di me per proseguire con me e dopo di me. Non c’è immagine nel tempo, c’è la presenza, non c’è spazio, il limite, c’è l’illimitato, l’indefinito, l’indefinibile. A Cesare posso rendere la sua moneta, il finito, la moneta, al finito Cesare rendo il finito. Ma a Dio infinito, posso rendere l’infinito , io che sono come Cesare finito? Non posso con le mie sole forze, eppure devo rendere ciò che ricevo dall’Infinito, cioè l’infinito: Dio, che io con la sua forza, nei sacramenti, nella sua Parola in Cristo che è tutto, il tutto sono contenuto, dunque lo ripeto sempre, se sono tutto nel tutto, in Dio sono Dio. Dunque rendo l’infinito, perché come afferma Paolo “tutto posso in colui che mi dà forza”. Ecco perché fratelli cristiani siamo pochi, siamo i pochi tra i molti, siamo un resto, così ci definisce la Scrittura, e questo ci dice che la vita cristiana è una cosa seria.