SILENZIO? URLO D’INDIFFERENZA E DI ABBANDONO!

11.11.2014 08:14

Mi scusi eccellenza reverendissima ma non mi trova d’accordo né sul suo silenzio né che il silenzio è evangelico. Che lei abbia scelto il silenzio nei miei confronti non è paterno. Altresì ha scelto l’indifferenza, un atteggiamento di totale indifferenza e disinteresse, e ciò con il silenzio non è paterno. Mi sopporta come giustamente osserva e consiglia Paolo:” sopportandovi a vicenda”. Sua scelta, che rispetto, contesto, ma rispetto. Ciò che non trovo esatto è l’affermazione:” il mio silenzio… cerca di essere evangelico”. Ora se il Vangelo è la buona novella, la buona notizia, il Vangelo non può essere silenzio, la notizia è stampata e divulgata perché arrivi lontano oltre gli orizzonti a più persone possibili capillarmente ovunque e dovunque, è la missione, la missionarietà della Chiesa in uscita, è l’evangelizzazione o la nuova evangelizzazione di cui i papi del secolo scorso e di questo insistentemente propongono. Poi il Vangelo per definizione divina è il Verbo: “ e il Verbo si fece carne”, la Parola si è fatta persona, si è fatta uomo, umanità. La Parola è l’esatto contrario del silenzio, se c’è parola non c’è silenzio, può esserci chi parla, che non fa silenzio e chi ascolta che fa silenzio per ascoltare chi parla. Il cristiano conosce quel silenzio che è conoscenza, scienza. Nel silenzio ascoltando il Maestro ai suoi piedi si conosce, si cresce in sapienza, si diviene sapienti. Di s Domenico si diceva che era “un uomo che parlava con Dio e parlava di Dio” questo è l’identificativo del cristiano, s’identifica in lui il silenzio che è fatto di parole, parlare con Dio e di conseguenza parlare di Dio; e ancora s Giovanni della Croce che ha affermato:” un solo pensiero dell’uomo vale il mondo intero”, dunque se si tace quel pensiero si perde un valore e quel pensiero è da comunicare e non tacere. Il suo silenzio eccellenza reverendissima non è una virtù come lei vuol fare intendere, ma piuttosto, purtroppo indifferenza. Non ha intenzione di recedere dalla sua posizione, non ha intenzione di venire incontro, di causare l’incontro. Io invece la invito ad incontrarmi, non in episcopio per le ragioni che le ho già scritto, ma sono disponibile. Ieri sera meditavo osservando il volto sindonico, pensando alla sua frase riferita al silenzio. Quel volto, penso che non sia il ritratto della morte, che l’uomo della sindone non è il ritratto della morte, si chiudono le palpebre, (perché ha le palpebre chiuse), e si chiude il nostro sguardo a questa vita, ma lo si riapre immediatamente all’altra, quelle palpebre non sono un sipario che preclude la vista alla platea, ma lo schermo su cui è proiettata la novità. Dietro il sipario c’è vita. La morte dunque, quello che noi pensiamo il silenzio tombale è uno sbattere di palpebre che rompe quel silenzio e che accompagna alla Pasqua, al passaggio e poi… come scrive il profeta Ezechiele nel capitolo 37, il nostro corpo si ricostituirà, e lo Spirito se ne riapproprierà, noi come scrive l’apostolo ci vedremo come saremo, e infine sarà come Dio vorrà… Se silenzio solo per ascoltare e contemplare, da cui il pensiero che è voce e silenzio.