UN PIACEVOLE INCONTRO

28.11.2014 08:42

Mi ha fatto piacere incontrare oggi 26 novembre un confratello che stimo e per cui nutro da tempo simpatia, da quando io ero chierichetto in duomo e lui giovane prete. Uno scambio di battute su ciò che scrivo di cui posso dire che approva, anzi che ne avrebbe, oltre le mie anche lui da raccontare. Ma si domanda che presa hanno le mie dichiarazioni e che presa avrebbero le sue in aggiunta sul santo popolo di Dio. Nel presecuo del dialogo dice che per il tipo di educazione che ha ricevuto pur vedendo, constatando ha preferito la via del silenzio. Mi ha detto che gli portano ciò che scrivo (in cui legge sofferenza), al fine di avere da lui un commento e mi ha confidato che non sa cosa dire. Gli ho consigliato di rispondere, a chi gli chiede un commento: che ne avrebbe anche lui da aggiungere alle mie considerazioni, o come le definisce il vescovo “deduzioni”. Ma ciò che gli ho detto con foga è che se non informiamo la nostra gente la inganniamo. In fondo non vendiamo un paradiso a buon mercato, non vendiamo a tutti i costi, non vendiamo, non vendiamo nulla; né addormentiamo come accusava Marx con la sua celebre sentenza: la religione è l’oppio dei popoli, né tanto meno proponiamo, anzi doniamo, abbiamo donato totalmente la nostra vita perché innamorati dunque seguaci della Parola, con la nostra vita, con la nostra esistenza testimoniamo il Signore, ciò che è al centro, ciò che di noi preti, ma dei cristiani tutti è visibile: è la nostra vita, dunque la nostra scelta in seno a quella, e tra questa la chiarezza, la chiarezza cioè la trasparenza. Al confratello sacerdote che mi ha incontrato, gli chiedo se è stata una coincidenza che il brano di Vangelo che è stato scelto dalla liturgia per quel giorno non avesse qualcosa di molto attinente all’oggetto del nostro dialogo. Quando l’ho riletto nell’atto di proclamarlo alla sera, nel corso della santa Messa ho ringraziato il Signore, perché ho constatato che in ciò che si legge giornalmente nella Parola c’è sempre un riferimento alla nostra vita, al nostro vissuto. Il cristianesimo è una spina nel fianco che fa male, dà fastidio, (scrive san Paolo), non ti lascia sereno, t’infonde una sana inquietudine. Il cristianesimo mette in moto, ti cambia dentro e trovi il coraggio di andare controcorrente: “ guai a voi quando tutti diranno bene di voi”, e ancora “ metteranno le mani su di voi, vi perseguiteranno a causa del mio nome”… “sarete traditi.. sarete odiati a causa del mio nome”… “ con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” e io aggiungo non solo la vostra vita ma il mondo intero. “ Sia sì sì e no no il vostro parlare”. Se non raccontiamo con sofferenza e disagio anche i drammi, i dissapori, i fatti, se non denunciamo con sofferenza e disagio le ingiustizie non facciamo il nostro bene né quello della comunità perché precludiamo la verità dunque la libertà. E’ omissione la mancanza di trasparenza. L’omissione come la trasparenza sono responsabilità che si prendono liberamente in coscienza, e se ne pagano le conseguenze. La mia coscienza mi dice che il santo popolo di Dio deve conoscere, deve essere informato perché è suo diritto sapere, è suo dovere adoperarsi affinchè le cose cambino in meglio. Gesù, il Signore ha sempre detto tutto, il dialogo con il sacerdote Anna,  in Giovanni è inequivocabile. Le cose che ha dette le ha dette pubblicamente affinchè tutti potessero ascoltare, elaborare e scegliere, cioè esercitare la libertà. La via da scegliere, la via alla libertà è la maggior partecipazione, e la partecipazione è essere presenti, è essere attivi, è azione, foss’anche opposizione. La preghiera è la più alta forma di partecipazione, è quel chiudersi, ritirarsi nella propria stanza, come invita il Vangelo, per dialogare, per gettare come scrive Pietro ogni nostra preoccupazione in Dio, è così e solo così che un cristiano si umilia. Sofferenza, disagio, chiarezza, trasparenza… Controcorrente… Cristianesimo