COM’E’ BELLO, COME DA GIOIA ESSERE UN CATTIVO CRISTIANO

17.10.2014 08:43

Durante una delle  ultime visite pastorali nelle parrocchie della città il vescovo si è lasciato andare ad un apprezzamento che riguardava una delle più facoltose famiglie biellesi, indicandone i membri come buoni cristiani perché avevano contribuito economicamente alla sistemazione del duomo. Io cari amici di Chiesa Controcorrente e cari giovani (che oggi più che mai capisco perché state lontani da pastori di questo stampo), non sono un buon cristiano, non solo perché non ho contribuito economicamente all’ “imbellettamento” della cattedrale, anche perché mi sono adoperato affinchè chi voleva contribuire economicamente dei miei conoscenti, destinasse ad altre opere caritative serie quei soldi. Non sono dunque un buon cristiano e me ne vanto e non lo sono neppure coloro che hanno contribuito in un modo inferiore alla facoltosa famiglia, perché quella, per il pastore della diocesi è la soglia da cui si parte per essere buoni cristiani: al di là dunque buoni cristiani, al di qua, cristiani ma non buoni. Il racconto della vedeva che si legge nei sinottici non è di moda o forse è sconosciuta al 10 di via vescovado. Se poi si analizza a fondo il racconto persino la buona famiglia biellese non è composta di buoni cristiani perché non hanno gettato nel tesoro del tempio tutto ciò che possedevano. Posso affermare che l’ illustre ospite del 10 di via vescovado è come quanto dichiara Gesù in Luca 11, 37-41: “ voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto…” e prosegue con “ date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro…” Che poi tradotto non è denaro ma dare completamente se stessi, cosa di cui il pastore non è capace. Intanto voglio precisare che raccogliere l’elemosina per imbellettare la cattedrale non ha nessun rilievo nella storia della salvezza, perché l’elemosina che determina il buon cristiano e che intende la Parola del Signore è il dare se stessi completamente così come si è dato totalmente il Signore per il bene degl’ indigenti, cioè noi, bisognosi non di denaro ma di salvezza. A parte la maleducazione e il cattivo gusto di nominare pubblicamente la famiglia non garantendone la privacy e il nascondimento del gesto, perché questa non ama apparire né far parlare di sé in questi termini, perché cristiana, (non sappia la destra ciò che fa la sinistra), come al solito la signorilità del presule è paragonabile al grossolano ondeggiare di un elefante in una cristalleria, neanche i camalli (gli scaricatori di porto sono coì rozzi e insensibili). Così ora il vescovo dovrebbe (condizionale naturalmente) delle scuse alla facoltosa famiglie e a tutti noi che siamo i non buoni cristiani. Infondo non farà nulla di ciò, se non “arriva “ a capire che non sono i soldi a fare un buon cristiano di certo non “arriverà” a capire il perché fare le scuse. Il mio commento finale è che la misericordia ha sempre la meglio nel giudizio.