HERMANOS: HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

10.07.2015 08:54

Tra qualche anno il santo popolo di Dio sarà chiamato ad affrontare problematiche, meglio dire tematiche impegnative, molto impegnative. Tematiche che saranno affrontate alzando le barricate come da sempre si fa cioè da quando non si ha il coraggio di affrontarle. Io mi limito ad osservare il mio ambito qui in diocesi a Biella. Le grandi tematiche sicuramente qui in questa diocesi non sono mai state adeguatamente affrontate, segno di un marcato provincialismo. Qui il peccato di omissione è così diffuso da non rendersi conto della sua esistenza e la presenza del maligno è così diffusa da permettersi di scherzarci sopra. Non si fa nulla per informare, preparare, per formare lo spirito critico; da noi si fanno giochi, si fanno giocare i piccoli e persino i loro genitori, anche loro devono giocare in un mondo di preti che sa e vuole solamente giocare e a far teatro, si recita, cioè si vive e si prepara a vivere in un mondo virtuale. Persino le tematiche proposte nei campeggi estivi o nelle giornate di ritiro non sono tratte dalla Sacra Scrittura. Quando ci chiederà, l’autorità pubblica di esprimerci nelle tematiche impegnative (che non cito perché sono così evidenti) noi saremo impreparati e come tali ignoranti e agli ignoranti si danno degli ordini perentori, ci manderanno in guerra, sulle barricate a sostenere e combattere cose che conosciamo per sommi capi e perderemo. Ma consoliamoci avevamo già perso prima quando la gente pagana, sì pagana guardandoci non ha trovato nessun tipo d’interesse nel nostro modo di vivere, non come ad Antiochia 2000 anni or sono in cui un pagano, coniò il termine “cristiani” (seguaci di Cristo) perché “ osservando attentamente il loro tenore di vita” come scrive Paolo questo pagano riconobbe in questa comunità la singolarità, l’anticonformismo, il rivoluzionario modo di vivere dei nostri padri nella fede. Oggi più che i pagani, gli stessi cristiani osservando attentamente il modo di vivere della “casta” sacerdotale e dei fedeli laici che la coadiuvano divengono indifferenti. Dunque chi sono i pagani? Non certo chi è indotto all’indifferenza! In questi anni abbiamo visto coloro che si riempivano la bocca di famiglia cristiana ad accatastare impegni e far crescere i loro figli a governanti e a nonni. Abbiamo ascoltato mille motivazione all’abdicazione dell’educazione della prole anche là dove uno stipendio poteva bastare, da coniugi definiti cattolici che per cupidigia spesso percepiscono tre, se non quattro stipendi in due. Abbiamo assistito all’abbandono della scuola cattolica da parte d’inseganti che si definivano non solo cattolici ma “supercattolici” per la pubblica, solo per opportunismo. Abbiamo assistito in politica al valzer delle poltrone da candidati cattolici che con il loro comportamento hanno irriso la coerenza e la morale. Abbiamo constatato la corsa ai posti di potere a servizio del potere pubblico ed ecclesiastico che fosse. Degli stessi poveri ne è sfruttata l’immagine e la condizione. L’attaccamento alle cariche, alla carriera e la mancanza della fisiologica alternativa poi è all’ordine del giorno, senza contare l’improprio uso di pensionati stipendiati, rimborsati e gettonati, che è la causa di una generazione che oggi fatica a sposarsi, dunque a creare una famiglia perché priva del lavoro, dunque della propria dignità. In ciò i preti, noi preti, la classe sacerdotale, non solo ha negato la dignità umana, ma ha sporcato l’immagine della Chiesa, permettendo e formando una classe dirigente che ha fatto della celebre frase di Goya “il sonno della ragione genera mostri” un motivo di vita. Io non so se è ancora in vigore nella classe sacerdotale l’uso della recita del breviario (scrivo questo perché in seminario era messo in dubbio e ciò ho riferito a monsignore che dal tempo deve ancora rispondermi, ma la risposta è stata nella chiusura del seminario  dalla continua uscita degli aspiranti al sacerdozio), riprendendo quanto sopra scrivevo dell’uso del breviario, nell’ufficio di ieri mattina, nella prima lettura, tratta dal libro delle Cronache, Davide invita i capi d’Israele ad aiutare suo figlio Salomone con queste parole: “… ora dedicatevi con tutto il cuore e con tutta l’anima alla ricerca del Signore vostro Dio”. Solo così con quella rivoluzione nel cuore la fede, dunque con spirito critico e libero i pagani ci riconosceranno e ritorneranno a chiamarci cristiani perché ci sarà restituita la nostra identità e la nostra individualità: e venceremos!