TANTA IRONIA… PER DIRE PICCOLE VERITA’

13.12.2014 10:27

Leggo il pieghevole del progetto fra’ Galdino e avrei voluto che, almeno per giustizia, dunque educazione fosse stato trattato allo stesso modo anche il progetto S. Martino che con fra’ Galdino fa solo rima. Il “di che cosa si tratta” è la solita raccolta di cibo, nulla di nuovo rispetto al banco alimentare, ma l’importante è fare ciò che altri fanno, è il mettersi in concorrenza, vedere chi è il più bravo, e ciò purtroppo sulle spalle degli altri. Dunque oltre alla “solita minestra” nulla di nuovo. Perché non partecipare: perché c’è ovunque la raccolta di cibo, non moltiplichiamo ciò che c’è già, si rischia di perdere tempo, si potrebbe invece organizzarsi per pulire le strade, i fossi e le piante che coprono le carreggiate, riordinare i greti dei torrenti, ma ciò non darebbe visibilità.

Perché non partecipare: perché viene data una tessera numerata e personale, valida per un anno e ciò è contro l’evangelico insegnamento: “ non sappia la destra ciò che fa la sinistra”. La tessera avrà sicuramente un apposito bottone per essere appesa alla giacca a mò del tesserino per i visitatori.

Perché non partecipare: perché raccolto e distribuito da responsabili secondo il bisogno stabilito dalla parrocchia. Ma deve esserci nel fare elemosina un ente giudicante? Ricordo di avere letto tempo fa che  Piergiorgio Frassati seguiva i bisognosi cioè aveva la capacità di selezionare, giudicare dunque avvicinare, entrare dove i poveri vivevano, ne visitava le case, o meglio le spelonche, si sporcava le mani, non delegava, si rendeva conto di persona, compativa, questa è santità. Ironicamente, per giustificare quanto scrivo e per fare cultura, potrei affermare che lo spunto a queste mie poche righe mi è suggerito dalle letture fatte in gioventù del  “libretto rosso”  di Mao Tse Tung e del “Che fare” di Lenin, come il pieghevole s’ispira ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.  Con un confratello al tempo in cui si prestava servizio il venerdì e il sabato sera nella Chiesa della SS Trinità per l’adorazione eucaristica, avevamo individuato persone bisognose a cui fare pervenire aiuti alimentari, attingendo dalla cesta appositamente messa in Chiesa. Fummo redarguiti perché gli alimenti dovevano essere contabilizzati e distribuiti da personale “specializzato”.

L’elemosina, ha necessità, per vivere oggi: innanzitutto di una delega, di un responsabile del punto di raccolta, delle tessere numerate, di appartenere ad un progetto, di una lista, di una borsa, di orari; tutto ciò quando Gesù diceva che “la tua destra non sappia ciò che ha fatto la sinistra”. In questo modo tutti si sono messi in vetrina e poi non vogliono che “parli” di top model. Io non aderisco, non ho aderito, non aderirò al progetto fra’ Galdino, mentre chiedo notizie, perché è da tre anni, che all’11 novembre si disattendono i resoconti del progetto S. Martino.