... caos interiore ....

07.04.2018 13:10 Fratelli cristiani , in poche righe , nella prima lettura di questa II domenica di Pasqua , lettura tratta dagli Atti degli Apostoli , Luca ( che ne è l’autore ) delinea la natura dei membri della prima comunità cristiana : “ … Nessuno infatti tra loro era bisognoso … “ . Ciò di cui necessitavano , ciò di cui necessitava ogni membro della prima comunità cristiana , sono parole riportate dalla Scrittura , è dunque Parola di Dio appena proclamata : “ …. veniva distribuito secondo il suo bisogno …. “ . E’ evidente che la comunità ha delle necessità . Luca descrive dunque , una comunità di bisognosi , coloro che hanno delle necessità , che hanno bisogno di beni …. e i bisogni di costoro , che non essendo descritti si presume siano i più vari , sono le necessità di ogni giorno , del vivere di ogni giorno …. la quotidianità , il quotidiano , l’essenziale all’esistenza . Ebbene quei bisogni , la necessità di quei beni non destava preoccupazione perché : “ … Nessuno infatti tra loro era bisognoso … “ e perché , ciò che era necessario : “ …. veniva distribuito secondo il suo bisogno …. “ . Il bisogno , i bisogni non erano , dunque un problema . Fratelli attenti , fate bene attenzione , la scrittura non dice , non descrive la natura di quei bisogni , dunque non la conosciamo e non possiamo presumere che sia solo il sostentamento ( il minimo che permette di vivere ) perché la Parola di Dio è precisa , senz’altro e sicuramente più di un orologio svizzero , infatti abbiamo ascoltato che : “ …. veniva distribuito secondo il suo bisogno …. “ . Questo vuol dire che , a chi aderiva al cristianesimo , erano garantiti gli stessi bisogni ( dunque solo tenore di vita ? ) di cui godevano prima di essere cristiani ……… . “ …. veniva distribuito secondo il suo bisogno …. “ . Non c’erano dunque traumi nel passaggio tra la vita condotta e quella a cui si apprestavano a condurre . Da una parte , per i meno abbienti , la gioia di ricevere per essere , dall’altra , per i più facoltosi , la gioia di dare , per far essere , continuando ad essere e percependo di essere . Nessuno dunque si abbassava , perché solo Dio si abbassa verso l’uomo , l’uomo non può abbassarsi perché è già con i piedi a terra , ben radicati , fin troppo radicati e quel radicamento spesso , troppo spesso non gli permette di elevarsi . In comunità , in quella comunità tutti si elevavano , tendevano all’alto , a Dio , tutti essendo, venivano fatti essere , tutti gioivano perché si realizzavano in un reciproco scambio di dare e ricevere che è l’essenza dell’uomo , ciò che fa essere , esistere l’uomo …. se l’uomo non dà e non riceve , e non sa dare e ricevere , è perché è morto , cioè non vive , non è in vita , non dà vita … lo insegna la vita sponsale . Quella comunità dunque , la prima comunità cristiana era viva , i suoi componenti erano credenti , ovvero “ …. un cuor solo e un’anima sola … “ si legge nel libro degli Atti degli Apostoli . Se dunque , come sopra detto , tra i membri della comunità cristiana si escludevano traumi , nel passaggio tra la vita condotta e quella a cui si apprestavano a condurre … nell’ottica cristiana ( l’ottica della trasfigurazione ) possiamo applicare ciò al passaggio ,alla Pasqua , tra la vita e la nuova vita ( quella che i pagani chiamano morte ) …. non ci sono traumi , non ci saranno traumi perché riceveremo secondo quanto ci abbisogna , secondo il nostro personale bisogno , perché chi concede i beni che soddisfano i nostri bisogni , conosce anche e sopratutto le nostre necessità . Se ci si affida a chi distribuisce secondo giustizia , secondo i nostri bisogni , si diviene bisognosi appagati , realizzati . Distribuire secondo il personale bisogno , presuppone una profonda conoscenza , presuppone un profondo rapporto e intimità e ciò …… è da Dio . Quel dare e ricevere limita un ambito e l’ambito è il Regno rappresentato dalla comunità . La comunità è dunque una responsabilità grave , non è una leggera appartenenza , è ,ripeto una grave, gravosa responsabilità . La comunità mi fa percepire il Regno ….. mi fa fare esperienza terrena del Regno , mi fa vivere quello “ …. che verrà …. “ come recitiamo nella professione di fede ( il Credo ) . Se la comunità fallisce , fallisce il Regno e le prove son fin troppo evidenti . La comunità è fallimentare quando non distribuisce secondo il bisogno dei suoi componenti , mentre il Regno sempre distribuisce secondo il bisogno dei suoi sudditi che sentitamente ringraziano ….. Già ringraziano , e l’Eucarestia ( che significa ringraziamento ) è la distribuzione di quei beni che necessitano e soddisfano i bisogni di chi vi si accosta e anche di chi è impedito ma desidera accostarsi . Noi , perché ciechi , sordi e storpi ci comportiamo da uomini mentre , Gesù ci esorta a comportarsi secondo Dio usando il suo linguaggio , dunque le sue categorie . Noi confondiamo la comunità degli uomini con la comunione , il Regno , e ne soffriamo perché la comunità non realizza la comunione …. Il Regno realizza la comunione con il Signore, realizza e apre alla realizzazione ( appunto alla comunione ) con se stessi e con gli altri …. con il prossimo nell’ottica del comandamento dell’amore : “ … ama il Signore tuo Dio , e il prossimo tuo come te stesso … “ . La comunione , il Regno è la prima e l’unica comunità , nella quale tutto è compreso Dio , il mio prossimo , gli altri . Ma la comunione , il Regno è da credere , e noi sappiamo che l’ opera, l’Opus Dei è il credere , il dare , il concedere …… Il ricevere quel dare , quel concedere è l’Opus Dei , l’opera di Dio secondo quanto dice Gesù nel vangelo di Giovanni ( 6,29 ) : “ … questa è l’opera di Dio : credere in colui che egli ha mandato … “ . Il credere dunque non cancella i bisogni ,ma fa di noi cristiani dei non bisognosi , di coloro che ricevono secondo il loro bisogno ….. è la riposta alle mie domande , è la mia realizzazione , è il mio essenziale .