MENDICANTI DI VERITA'

25.10.2015 08:51

L’evangelista Marco, in questo racconto evidenzia la veridicità del fatto , e per affermare ciò sono presenti nel brano di vangelo appena proclamato , tutti gli elementi : la posizione geografica ( lungo la strada per Gerico ) , il cieco che ha un nome Bartimeo e una paternità figlio di Timeo  dunque definito , conosciuto , collocabile ,poi i testimoni , i discepoli e molta  folla , i tanti testimoni …..   ben di più del numero ( due o più )  che la Scrittura ,la Legge prescriveva per derimere una questione o confermare una realtà o la verità . Marco ci dice che il fatto è accaduto ed è testato , molti testimoni lo possono confermare , il fatto è vero è la verità è riportata .

Un altro aspetto evidenziato da Marco , nel suo racconto , è la messianicità di Gesù , Gesù è il Messia l’atteso , colui che è oggetto delle profezie , sono le stesse parole di Bartimeo ad affermarlo , a proclamarlo e manifestarlo : “ Figlio di Davide “ detto e ripetuto due volte , alla presenza di testimoni diviene , secondo le Scritture verità , affermazione di verità : Gesù è Dio . Sentitosi chiamare per ciò che è , per ciò che veramente è , Gesù si ferma e stabilisce il contatto , inizia a rapportarsi .  

La reazione di Bartimeo , annotata non a caso da Marco , è quella di buttare il mantello che lo ricopre , lo ripara : “ Egli gettato via il suo mantello …. “ Bartimeo si spoglia pubblicamente di ciò che possiede , il mantello  al tempo , n quel tempo era un capitale , era ciò che riparava dalla pioggia , dal freddo e dal caldo , serviva per coprirsi la notte ,era indispensabile . Non a caso pochi secoli dopo , a Tours , Martino ( San Martino ) dividerà quel capitale, l’indispensabile , con un povero che altro non era che Gesù stesso ….. e ancora il giovane Francesco , ad Assisi si spoglia pubblicamente dei suoi beni, si libera di ciò che possiede , che lo ricopre , che lo ripara , che gli conferisce una effimera sicurezza . Bartimeo ( come Franceso ) si presenta spogliato dei suoi beni, nudo dunque disponibile , pronto per amare ed essere amato , perché per amare per essere fecondo bisogna scoprirsi , lasciare ogni impedimento , solo così , in quello stato ci si ama e si genera , si tramanda , si perpetua .

Bartimeo è dunque pronto all’unione con il suo corrispondente : Dio .

Gesù pone una domanda a Bartimeo , che è la stessa che abbiamo sentito porre ai figli di Zebedeo , Giacomo e Giovanni apostoli , nel brano di Vangelo della scorsa settimana . La situazione era ben diversa, Gesù con i due fratelli rispondeva ad una loro richiesta ; a Bartimeo che l’ha riconosciuto e manifestato pubblicamene , è Gesù stesso a rivolgere la domanda : “ Che cosa vuoi che io faccia per te ? “ . Alla totale disponibilità di Bartimeo , lo spogliamento , Gesù risponde con la sua totale disponibilità : “ Che cosa vuoi che io faccia per te ? “ Ora fratelli cristiani poniamo bene attenzione alle parole che compongono la  richiesta di Bartimeo : “ Rabbunì ,( che significa Maestro ) che io veda di nuovo ! “; dunque Bartimeo non è cieco dalla nascita , ma lo è divenuto in seguito …. egli ha perso la vista . Sembra che questo fatto reale , accaduto pubblicamente alla presenza di testimoni , possa essere rivisto sotto l’ottica della vita complementare alla vita diciamo così “ biologica “ , che è la vita spirituale . Bartimeo ha perso sì la vista ma con essa la fede e vive nella cecità , nel buio , ma la sua è vita di ricerca , di ricerca delle luce tanto da invocarla ,richiederla e rivolerla : “……. che io veda di nuovo ! “, vuole tornare ad essere figlio della luce  e non delle tenebre come scrive Paolo ai Tessalonicesi . L’assenza implica la volontà , il desiderio della Presenza ; chi vive la clausura , non vive l’assenza ma l’esclusività della Presenza . Bartimeo ha compiuto dunque il suo cammino di fede , seduto lungo la strada di Gerico a mendicare , cioè a chiedere a richiedere la luce , il potere contemplare , lui che aveva perso la capacità di contemplare . Ciò che possedeva, i suoi beni , rappresentati dal mantello lo teneva fermo , seduto dunque statico , non vedente ; ciò che l‘ha reso dinamico e gli ha restituito la luce cioè la possibilità di contemplare è stato l‘incontro , è stato riconoscere nella sua vita la Presenza . L’attesa , il mendicare lungo la via è dunque la speranza , tempo che prepara all’incontro dunque alla domanda “Che cosa vuoi che io faccia per te ? “ ; la fede è la risposta , anticipata dalla disponibilità , dallo spogliamento , dal gettare via quel mantello , quell’impedimento , quell’ingombro per sentirsi libero , essere libero amare , di compiere l’atto di amore e di rispondere : “ …… che io veda di nuovo ! “ quel vedere per potere seguire , questa volta mettendosi dietro al Maestro accodandosi a Lui , entrando in Lui per essere in Lui , Lui cioè se stessi , perché in Dio , solo in Dio si è se stessi , Lui solo porta alla profonda e vera conoscenza di se stessi .

Un collegamento finale …. a Bartimeo, confronto e vi propongo la figura del “ giovane “ ricco che poi giovane non era . Bartimeo segue , si pone alla sequela , dall’incontro ha ottenuto ciò che lo ha realizzato , lasciando ciò che non era per essere ciò che era veramente ; il ricco non ha il coraggio di essere ciò che veramente era , di porsi alla sequela, rimane ancorato e nostalgico di una condizione che facendogli comodo lo teneva vincolato a sé , il ricco sceglie liberamente di vivere le sue contraddizioni e Gesù, se ricordate il brano di Vangelo , dice che lo amò , cioè come buon amante lo attende , lo attende lungo la strada per Gerico , attende di incontrare quel mendicante divenuto cieco avvolto nel suo mantello .