OMAGGIO AI MISSIONARI .....PROTESTANTI

15.10.2015 09:03

Oggi la chiesa fa memoria di santa Teresa d’Avila , Teresa la grande , la riformatrice del Carmelo . Propongo alla vostra attenzione , cari amici di Chiesa Controcorrente , alcuni brani della testimonianza di un padre carmelitano missionario nella Repubblica Centrafricana per cercare di capire chi sono i missionari .

Il Centrafica  è una nazione del continente africano : “ che è grande due volte l’Italia , ma che vi sfido ad indicare rapidamente sulla carta geografica “ scrive il missionario carmelitano , “ …. un paese che quasi non c’è più . Il poco che c’era è andato distrutto “. Un paese dilaniato da continui colpi di Stato , un paese che sarà presto visitato dal Santo Padre . I padre carmelitano descrive poi la figura dell ‘Arcivescovo di Bangui , la capitale dello Stato centrafricano . “ Passa in ogni luogo dove c’è qualcuno che soffre , dove c’è qualcuno che è fuggito , dove c’è qualcuno che piange un morto . Chiede a tutti di smetterla di odiarsi ; poi incoraggia e prega . ….. Dice a tutti di stare in casa , di non uscire , perché la città non è sicura . Ma lui invece esce . E semina pace in un paese che sembra non crederci più “.  Non ha scorta né giubbotto anti – proiettile . Conduce lui stesso la macchina . Passa di quartiere in quartiere , di parrocchia in parrocchia , di campo profughi in  campo profughi . …. stringe le mani a tutti …… Non importa se siano di cristiani o musulmani . E’ l’unico che riesce a stringerle entrambe senza farsi del male , senza fare del male “ . Infine il padre missionario , paragonando il giovane arcivescovo ad un leone ne descrive così la figura : “ Il leone in questione porta lo zucchetto viola e indossa la talare nera. Ha una semplice croce sul petto . E non ruggisce affatto , ma stringe le mani a tutti , fossero anche ancora un po’ sporche di sangue “ .

Mi ha molto colpito la figura di questo vescovo in uscita , perché appartenente alla Chiesa che è sempre in uscita . Se penso al nostro che non si vede mai in giro ,mai per le strade , tra la gente , mai a fare la spesa , a guardare con occhi critici , gli occhi del cristiano che guarda la città in cui vive e la confronta con “ la Città di Dio “ o la “ Città del Sole “ , mai una parola sulla decadenza di questa città , sembra in questo la classe politica che governa e ha governato questa città , lontana dai cittadini , così lui è lontano dalla gente e ai problemi della gente , alla quale chiede e pretende e mai dà . Vive qui , in questa città oppressa dal provincialismo , ammalata di provincialismo , soffocata dal provincialismo , sotto scorta , i suoi collaboratori una cerchia ristrettissima  , che gli fa ala , lo protegge ; indossa il giubbotto anti-proiettile quando il clero si reca da lui in udienza , ha paura , si pone sulla difensiva , si fa guardingo , si controlla , non è mai  a suo agio , rigido , non guarda mai negli occhi l’interlocutore , con me , ha avuto uno scatto,  ritirando la mano che gli avevo preso , per indicargli un atteggiamento  paterno a lui che non è padre , io che padre lo sono di fatto , biologicamente padre .

Ma ciò che più mi ha colpito è la figura del missionario , un italiano , mai pone se stesso al centro del racconto , ma sapientemente è capace di starne fuori , di non celebrare la sua figura di missionario ma in poche righe lascia intendere  l’opera di unità della Chiesa , l’amore del pastore per il suo variegato gregge , la brutalità delle divisioni che portano alla guerra , la devastazione di un paese in perenne lotta , la stanchezza di una popolazione oppressa dalla violenza e dall’ instabilità politica . Qui emerge la figura del missionario che non cede , resta a guardare e a fare da ponte tra il nostro mondo e quel mondo , perché noi si sia là  e loro siano qua, perché nell’ Eucarestia ciò è possibile , in essa non ci sono confini , conflitti , barriere , odio . Il missionario è missionario quando tutto è sotto sopra ed in quella situazione lui gioca la sua vita , non resta perché è pagato , resta perché ha dato la sua parola , ha stipulato il patto, ha stabilito l’alleanza e  solo a quella resta fedele  in un mondo dove la parola , la promessa attraverso la mediazione diviene compromesso , dove il partire in missione diviene un mestiere , quello del mercenario e se interviene un pericolo , se la situazione politica precipita si viene rimpatriati da mercenari e mandati in missione da mercenario in altre parti del mondo . Gli stipendi sono buoni , ma non è più missione è un lavoro come altri ,anche ben retribuito , ma quando tornano a casa , spesso , per favore non presentateli come missionari , lo dico a monsignore e ai suoi collaboratori , ricordo anni fa la penosa testimonianza di un missionario di mestiere durante la marcia di fine anno al Santuario d’Oropa . Non fu una testimonianza, testimoni furono chiamati i martiri dei primi secoli , fu una relazione di uno che aveva scelto,  anche per denaro e spirito di avventura e perché ben raccomandato,  di lavorare all’estero in paesi disagiati .

Io ha lavorato in Arabia Saudita nel 1982 , l’ho fatto per spirito di avventura , perché ero giovane e perché lo stipendio era allettante .

Mi hanno poi raccontato , di come alcuni missionari vivono in terra di missione ,un racconto mi è rimasto impresso .  Il sacerdote missionario aveva installato , presso la sua abitazione , una palestra per tenersi in forma ,  mi sono sempre chiesto se con i soldi delle quaresime di fraternità, soldi raccolti in patria prendendo in giro la gente che ignorava il genere di vita che questo viveva in missione e poi mi sono sempre chiesto se era lecito , in terra di missione ,  godere di tali privilegi . Sono stato educato alla figura del missionario che non ha tempo per oziare ( in fondo chi ha tempo per tenersi in forma con gli attrezzi da palestra è perché ha tempo per lo svago l’ozio ,anche legittimo se si vuole ma l’ozio porta al vizio mi insegnava mia nonna e ancora oggi è ciò che mi ripete mia mamma novantenne  . Tempo fa conobbi una sacerdote missionario di origine italiana (figlio di emigrati friulani ), la cui nazionalità era di un paese del sud America , terra di missioni  . Da prete  aveva svolto il suo operato nelle Filippine , divenuto Vescovo aveva rimandato al suo paese di origine il missionario palestrato .

Solitamente quando si parte per una missione , non si ritorna più , neppure per gravi motivi di salute , molti missionari preferiscono morire in missione che nella loro terra di origine .

Il dott. Schwitzer missionario alsaziano , premio Nobel per la pace morto in Africa , in missione , lì fu sepolto per suo volere , “ nell’ansa del fiume “ rimase lì , là dove il suo cuore aveva battuto il tempo alle sue mani di valente organista .

Del dott. Livingstone missionario inglese , morto in Africa , il suo corpo fu rimpatriato mentre il suo cuore per suo volere fu espiantato e sepolto in terra di missione , in fondo in patria, nella formale e borghese Inghilterra , tornò un contenitore vuoto , mentre la sua anima e l’organo dell’amore restò là per sempre , là dove aveva amato , là dove aveva trovato il suo tesoro aveva lasciato il suo cuore .

In terra di missione si muore e la si difende come i missionari gesuiti , confratelli del Santo Padre Francesco , che in terra di missione morirono facendo la scelta di stare con gli ultimi e con i deboli e difenderli , il film Mission dice molto di cosa fu il concetto di missione per la Compagnia di Gesù  .

Attenzione a non sporcare tutto con ... le palestre