PENTIMENTO

11.09.2016 06:48

“ Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo “ … abbiamo ascoltato la confessione di Dio , di Dio Padre , in questo modo di porsi veramente padre e la sua paternità è poi ripresa e molto più evidente nel brano di vangelo scelto dalla liturgia e proclamato . La pericope trascritta è tratta dal libro dell’Esodo ( 32,7-11.13-14 ) , prima lettura di questa XXIV domenica del tempo ordinario …. pentirsi dunque è una facoltà , e diciamo anche una virtù divina, ma non umana , non certamente umana . I crimini contro l’umanità giudicati a Norimberga , e quelli commessi dopo quel giudizio , hanno dimostrato che il pentimento non è una virtù dell’uomo ….. dunque se non lo è per l’umano , è perché lo è solo per il divino . Il pentimento , cioè provare dolore , rimorso , per avere commesso o per avere anche solo pensato di commettere una colpa in cui ci si propone di non ricadere , è un sentimento , un sentire intimo e sincero che proviene da un confronto profondo e leale con se stessi , con la propria coscienza , con il proprio divino insito in sè . L’uomo spesso , spessissimo , quasi sempre non ha orecchio per il grido che irrompe dall’intimo , dal suo profondo ,dalla sua coscienza , dalla sua duplice natura dal suo essere umano e divino . L’insegnamento della Tradizione , della Santa Madre Chiesa ci induce a conoscere che le nature nell’umano e nel divino sono due , lo sappiamo , lo intuiamo ne facciamo esperienza . L’uomo , perché figlio di Dio ( e perché Dio ha scelto di incarnarsi in questa umanità , dunque ha scelto di elevare l’uomo ) le possiede entrambe , anche se la natura divina dell’uomo è per adozione e non per generazione . Questo è comprensibile e alla portata di tutti , l’uomo , dunque , è figlio di Dio per adozione quindi essendo figlio di Dio è Dio , lo è per adozione e non per generazione come lo è il Figlio : Cristo Gesù ….. elementari nozione del diritto della famiglia rendono comprensibile , non quanto affermo io, ma quanto afferma l’autore ispirato che così scrive nell’epistola ai Romani ( 8,16-17 ) : “ Lo Spirito stesso , assieme al nostro spirito attesta , che siamo figli di Dio . E se siamo figli , siamo anche eredi : eredi di Dio , coeredi di Cristo , se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria “ chiaro , lineare , comprensibile …. abbiamo , possediamo , ci è conferita la vita divina , la natura divina oltre a quella umana . Ma davvero prendiamo parte alle sofferenze del Cristo come leggiamo nella lettera alla comunità di Roma ? Ai posteri l’ardua sentenza … risponderebbe il Manzoni . Cristo , Dio viene a soffrire per l’umanità ,e la sua sofferenza è redentrice , l’uomo non soffre neppure per chi gli è più prossimo e rifugge la sua stessa sofferenza , non la vuole vivere , né accettare … non rendendosi conto che la vita è sofferenza e sofferenza continua sentenzia il Salmo 89 : “ Gli anni della nostra vita sono settanta , ottanta per i più robusti ma quasi tutti sono fatica , dolore ; passano presto e noi ci dileguiamo “ e quando non è sofferenza la vita è problematica , leggiamo infatti in Matteo ( 6, 34 ) : “ A ciascun giorno basta la sua pena “ …. pena , non gioia …. pena sinonimo di sofferenza . Solo Dio sa gestire appieno i sentimenti , sa dosare , equilibrare le due nature di cui è costituito , sa viverle e viverle intensamente per come devono essere vissute , sa andare a fondo , sviscerare ,ed essendo somma sapienza e conoscenza è somma giustizia , dunque sa pentirsi , sa piangere , diversamente dall’uomo in cui tutto , per opportunismo , rimane in superficie , volutamente rimane in superficie , per scelta rimane in superficie . Se l’uomo mette la teste sotto o sopra la sua superficie , il suo limite , il suo orizzonte , vede le sue potenzialità e con esse i suoi doveri , le sue responsabilità , la sua vera identità e questo lo disturba , lo turba , spesso lo terrorizza , l’uomo è chiamato ad essere , è vocato all’essere , deve essere … e non solo apparire … deve vivere .. e non solo sopravvivere, è fatto per la profondità e non per la superficialità , è pensato , è stato pensato , voluto , atteso e amato dall’Infinito , dall’Eterno , per l’eternità , per l’infinito , per essere parte dell’eternità e dell’infinito . Il richiamo di Dio all’uomo è un patto , un patto che da parte di Dio si rinnova continuamente , sin dai tempi di Noè , dall’arca . Le parole di Dio sono segno del suo pentimento , della sua disponibilità del suo amore …. il patto …. è un segno … è l’atto sponsale , è sacramento … segno indelebile in cui emerge , si erge , si eleva il sentimento … e il sentimento viene dal profondo , dall’intimo … è amore … dono totale di sé …. darsi , donarsi …. unilateralmente ,senza pretendere o attendere … che include anche il pentirsi …. dunque presuppone il pentimento … leggiamo nel libro della Genesi : “ Io stabilisco la mia alleanza con voi : non sarà più distrutto nessun vivente …. Questo è il segno dell’alleanza che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne . Il mio arco pongo sulle nubi …… e apparirà l’arco sulle nubi … l’arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne sulla terra ….. Disse Dio a Noè - Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra – “ . Dio che si pente dimostra di sapere amare , di essere un ottimo amante , di avere cura e passione per l’amato : l’uomo . Pentimento è sinonimo di fedeltà , è manifestazione di fortezza nelle debolezza , dunque è divinità come si afferma nella Parola , come afferma la Parola : “ ….. perché quando sono debole , allora sono forte “ . (2 Cor. 12,10 )