REVOLUTION RELOADED

17.07.2015 09:46

Cari amici di Chiesa controcorrente vi  “ giro” queste dichiarazioni per vostra informazione per amore della trasparenza :

Padre Silvano Fausti raccontava che il momento era stato quando Benedetto XVI e Carlo Maria Martini si videro per l’ultima volta. Milano, incontro mondiale delle Famiglie, 2 giugno 2012, il cardinale malato da tempo era uscito dall’Aloisium di Gallarate per raggiungere il Papa. Fu allora che si guardarono negli occhi e Martini, che sarebbe morto il 31 agosto, disse a Ratzinger: la Curia non si riforma, non ti resta che lasciare. Benedetto XVI era tornato sfinito dal viaggio a Cuba, a fine marzo. In estate cominciò a parlarne ai collaboratori più stretti che tentavano di dissuaderlo, a dicembre convocò il concistoro dove creò sei cardinali e neanche un europeo per «riequilibrare» il Collegio, l’11 febbraio 2013 dichiarò la sua «rinuncia» al pontificato. Dimissioni «già programmate» dall’inizio del papato - se le cose non fossero andate come dovevano -, fin da quando al Conclave del 2005 Martini spostò i suoi consensi su Ratzinger per evitare i «giochi sporchi» che puntavano a eliminare tutti e due ed eleggere «uno di Curia, molto strisciante, che non ci è riuscito», rivela il padre gesuita.

Silvano Fausti biblista e teologo, una delle voci più ascoltate e lette del pensiero cristiano contemporaneo, era la persona più vicina a Carlo Maria Martini, il cardinale lo aveva scelto come guida spirituale e confessore, si confidava con lui. Padre Fausti raccontava in privato nella cascina di Villapizzone, alla periferia di Milano, dove viveva da 37 anni con altri gesuiti nella comunità che aveva fondato. Quasi un testamento che, a proposito di Ratzinger e Martini, risale ai giorni del Conclave di dieci anni fa. Erano le due personalità più autorevoli e, racconta Fausti, «i due che avevano più voti, un po’ di più Martini» (già allora malato di Parkinson), uno per i «conservatori» e l’altro per i «progressisti». C’era una manovra per «far cadere ambedue» ed eleggere il cardinale «molto strisciante» di Curia. «Scoperto il trucco, Martini è andato la sera da Ratzinger e gli ha detto: accetta domani di diventare Papa con i miei voti» . Si trattava di fare pulizia. «Gli aveva detto: accetta tu, che sei in Curia da trent’anni e sei intelligente e onesto: se riesci a riformare la Curia bene, se no te ne vai».

Martini, rivela Fausti, disse che il Papa fece poi un discorso «che denunciava queste manovre sporche e ha fatto arrossire molti cardinali». Il 24 aprile 2005, nell’omelia di inizio pontificato, Benedetto XVI disse: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi». Padre Fausti ricorda anche il gesto che avrebbe fatto Ratzinger, il 28 aprile 2009 nell’Aquila devastata dal terremoto. Era previsto solo un omaggio, ma Benedetto XVI seminò il panico varcando la porta santa della basilica pericolante di Collemaggio per deporre il suo pallio sulla teca di Celestino V, il Papa del «gran rifiuto». Ratzinger e Martini, pur diversi, si riconoscevano e si stimavano. «Cercavano sempre di metterli contro per fare notizia. Mentre, con Wojtyla, Martini dava ogni anno le dimissioni...». Le dimissioni di Benedetto XVI erano una possibilità dall’inizio del pontificato, spiega Fausti. Finché a Milano, quel giorno, Martini gli disse «è proprio ora, qui non si riesce a fare nulla». Nell’ultima intervista, Martini parlò di una Chiesa «rimasta indietro di 200 anni: come mai non si scuote?».

Ratzinger non è scappato davanti ai lupi, nonostante attacchi e veleni interni che fino a Vatileaks ne hanno funestato il pontificato. Sa che è urgente agire e fare pulizia, ma sente di non averne più la forza. Ci vuole una scossa. Nella sua rinuncia «in piena libertà» dice che «per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo» che «negli ultimi mesi» gli è venuto a mancare. Il conclave, di lì a un mese, eleggerà Jorge Mario Bergoglio. Padre Fausti, nel video, sorride: «Quando ho visto Francesco vescovo di Roma ho cantato il nunc dimittis , finalmente!, ho aspettato dai tempi di Gregorio Magno un Papa così...».

 

 

 

Dopo quanto avete letto e che ho letto mi sono detto che non sono proprio scemo come vogliono farmi e farvi credere , è da circa un anno che ho contatti con voi e che parlo di questa curia ………. che va al più presto azzerata ,lo chiedo da un anno , lo penso da sempre. Questa diocesi ,come quelle a cui si riferisce il dialogo Martini – Papa Benedetto , resiste al vicario di Cristo in terra e poi chi le regge ci chiede obbedienza ,quando lui per primo non ascolta,dunque non obbedisce .In politichese si dovrebbe usare il termine rottamare ,ma è meglio il termine azzerare perchè un rottame è ancora qualcosa , lo zero è nulla ,la nullità ,l’annulamento . Quei borghesi perbenisti e benpensanti che speculano sui preti e quei preti ,confratelli che con essi sono  collusi devono essere messi da parte ,perché per anni hanno spadroneggiato con arroganza , a questa gente deve essere chiesto di lasciare ogni incarico ,deve essergli tolto ogni incarico .I preti che sommano incarichi sono spesso ulteriormente retribuiti , poi c’è il solito discorso dei pensionati di lusso e dei laici che percepiscono stipendi ,rimborsi spesa e gettoni di presenza ,a tutti deve essere tolto il di più e questo dato ,distribuito a che non possiede nemmeno il necessario .  Mi pare sia cristianesimo questo ,ed anche buon senso , senso della misura e della giustizia : dunque attuatelo in nome di Dio !

Ieri mattina ne ho incontrato uno dei borghesi , sguardo spavaldo perché è subentrato in uno dei miei “ normali avvicendamenti “, ha di più di prima ,è arrivato ,poi siede in uno dei CDA ……… frequenta ed è amico di chi conta …. ma è servo ,non per amore, ma per potere ,servo di una istituzione che tra pochi anni sarà assorbita dalla diocesi confinante così monsignore chiuderà ,oltre a quello che ha già chiuso , anche la diocesi . Gli altri gli amici di monsignore dovranno elemosinare ,forse anche prostituirsi per potere riottenere quell’effimero potere che li tiene in vita,che è il loro ossigeno il loro credo . Guardando lo spessore morale e spirituale di questo clero e dei clericali che lo servono ( il card.Martini nelle righe sopra trascritte parla di una chiesa ,laici e preti ,ferma a 200 anni orsono , la stessa condizione di chiesa che ha scatenato Lutero a redigere le 95 tesi . Ripeto guardando ( osservando attentamente il loro tenore di vita ) questa chiesa,questa diocesi è giusto chiudere “ baracca e burattini “ .

Questa gente ama farsi fotografare con il Papa di turno per poi pugnalarlo alle spalle ,disconoscendolo nel loro cuore  .” Qui non si riesce a fare nulla “ dunque REVOLUTION ,e non sono io ad invocarla ma personalità alle quali questi borghesucci di provincia si sono inchinati non per quello che dicevano o pensavano ma per i loro titoli :Sua Santità Papa Benedetto XVI ,Sua Eminenza Revv.ma  Cardinale Martini .Basta osservare l’espressione di monsignore fotografato allo spettacolo della Passione di Sordevolo, quando incontra il card.Bertone ……….. plastica ,sepolcri imbiancati ,finzione ,

La classe borghese è vincente in questo mondo ma perdente nell’altro dunque eternamente perdente e noi cristiani sappiamo che l’eternità inizia già in questo mondo . Il “ cappellone” ( definizione di P.Turoldo ) vi ha dunque sotterrati .