BESSSTIE FEROCI

02.09.2015 09:11

Ogni anno , per la festa di S. Bartolomeo Apostolo , viene celebrata ,presso l’antico priorato di S.Bartolomeo, oggi Alpe di S.Bartolomeo , in quella che fu l’ecclesia Sancti Bertolomei , la S. Messa . “ oggi la Chiesa è l’attuale cucina dei margari “ quando Mons. Trompetto, , studioso e Rettore del santuario di Oropa, scriveva ciò correva l’anno 1965 . La presenza testata di eremiti nel priorato è datata 1229 ; una piccola comunità . Oggi come nel 1965 , l’antico priorato, degradato al rango di alpeggio, è affittato ad una famiglia di allevatori . Già una volta ,tempo fa, avevo ipotizzato e suggerito il recupero dell’antico priorato a monsignore , ma devo ancora ricevere risposta , a riprova che la maleducazione , l’insensibilità , l’arroganza e l’indifferenza è veramente salita e si è stabilmente insediata in cattedra anche con l’ignoranza perché ignora che gioiello ha per le mani , altro che la bigiotteria che sogna per il 2020  . L’alpeggio è affittato , per denaro , soldi ,solo soldi , si parla sempre e solo di soldi  in una diocesi di ragionieri , mai di patrimonio storico in particolare quello,  a cui sono stati letteralmente strappati ,anni addietro , gli affreschi dai muri per collocarli nell’ “ ecclesia Sancte Marie de Valle Orepe “ , l’antica Basilica , così documenta Trompetto nel suo studio “ Gli antichi eremiti di Oropa “ . La proposta l’avevo già avanzata ora la ripropongo , ristrutturare l’antico priorato , sensibilizzando le ditte artigiane edili locali che potrebbero prestare gratuitamente , in onore di S.Bartolomeo e di S. Giulio , patrono dei costruttori edili , la manodopera necessaria per la ristrutturazione del sito , su progetto da scegliersi per  mezzo di un concorso tra i progettisti locali . L’amministrazione del santuario dovrebbe farsi carico , del solo materiale necessari per la ristrutturazione e delle spese di promozione del concorso per la progettazione, altro che i “ cessi “ di Vigliano e Cossila S.Grato  . Ristrutturato il sito , recuperato e riportato al suo antico splendore e utilizzo la diocesi , dovrebbe interessarsi affinché il priorato ritorni ad ospitare dei o un eremita . In diocesi , che io sappia non sono presenti eremiti , uomini o donne che vogliono vivere ,da consacrati , una esperienza radicale di solitudine e preghiera . In altre diocesi la presenza è caldamente incoraggiata da pastori intelligenti impregnati di quell’odore del gregge e non del profumo dei salotti . In libreria , è a disposizione , sull’argomento , una interessante letteratura di un fenomeno che pare allargarsi a macchia d’olio in questi ultimi de cenni ; segni dei tempi ?

Fondamentale è la volontà della diocesi di aprire al fenomeno, di sensibilizzarsi e sensibilizzare al fenomeno,  di educare la comunità cristiana  alla figura e al carisma degli eremiti e non solo alle opere sociali , degne non sono certamente  qui a sostenere il contrario , ma scrivo ciò per l’alternativa , a favore di una alternativa complementare delle opere . Se vi sono le opere , può esserci anche lo spazio per il silenzio , la meditazione , la preghiera , la vita ritirata che non siano i convenzionali luoghi o comunità imposti da monsignore , ma che vi sia la possibilità e la libertà di allargare gli orizzonti , di creare opportunità nel territorio  per esperienze che non siano sempre le stesse che poi non portano i risultati sperati : il sorgere di vocazioni alla vita diocesana - parrocchiale . Già la politica della pastorale vocazionale è fallita e lo è da anni e lo sarà per anni , gli ingressi e reingressi  in seminario negli ultimi anni sono stati la spia di un fallimento annunciato che si è trasformati in farse di uscite e riuscite , con la scelta di superiori non all’altezza dei loro compiti formativi tanto da dovere chiudere il seminario , incapace di formazione culturale e spirituale .

 E’ necessario , fondamentale l’apertura del nostro territorio a nuove esperienze , si può pensare a piccole comunità monastiche e conventuali dei grandi Ordini religiosi , mancanti dal territorio , dopo le soppressioni , ormai da secoli . La possibilità  di affidare a loro piccole canoniche , vicariati , che diano la possibilità a piccole comunità di vivere e al santo popolo di Dio di conoscere , oltre le parrocchie , altre realtà ecclesiali per la sua crescita spirituale , una più matura crescita spirituale . Gli Ordini poi dovrebbero essere lasciati liberi di diffondere i loro carismi , la predicazione itinerante ad esempio o  la direzione spirituale o le confessioni o l’incessante preghiera il loro rapporto con le opere e così via  , non dovrebbero essere ridotti a supplire, come troppo sovente accade , parroci o ad amministrare parrocchie . Non bisogna avere paura dei confronti e certamente se la diocesi fosse arricchita della presenza  di Ordini religiosi sarebbe uno stimolo per il santo popolo di Dio e per il presbiterio , ma sarebbe uno smacco per questo governo , che oggi non avendo confronto può imporre una sua visione partigiana e unilaterale della pastorale . I preti hanno la grande fortuna di non essere mai contraddetti perché comunicano attraverso monologhi e  chi dissente sia anatema . Lo si vive quotidianamente , se ne fa esperienza sulla propria pelle e si osserva il decadimento della vita ecclesiale sempre più aperta ad una cerchia ristretta di persone sempre più settaria e tante volte a carattere di lobby . L’esperienza degli eremiti e la loro scomparsa la dice lunga nella storia di questa diocesi , hanno dovuto lasciare il posto ai canonici , al clero . E gli Ordini ? Dopo le soppressioni , che non soppressero il clero ma solo gli Ordini ,  perché non ebbero più la forza di rifondare ? E il clero ? Aiutò gli ordini a ritornare o ne ebbe un vantaggio dalla loro soppressione ? Oggi , per monsignore e allegati abat- ino e one  è chiaro il vantaggio , con la convinzione che chi è in cammino vocazionale è una futura pedina nello scacchiere diocesano , le eventuali vocazioni religiose dunque appositamente non vengono coltivate , inoltre l’avere in diocesi possibili “ concorrenti “ non gestibili è sicuramente un problema , meglio non avere nessun Ordine , ma essere l’ordine , l’unico ordine , così da avere  più campo libero , si chiama regime di monopolio sempre legato all’economia , soldi , denaro , potere  . Per farsi un’idea bisognerebbe analizzare bene il rapporto tra il governo di questa diocesi e i membri della Congregazione dell’Oratorio , presente in città .

Se poi si propone la figura dell’eremita , apriti o cielo ,questi o quelli  non producono nulla ,non sono come i fedeli della parrocchia della cattedrale che a detta di monsignore producono tutto il bene della diocesi in materia spirituale ed economica . Gli eremiti sono visitabili nelle gite o nei pellegrinaggi  fuori porta ,come gli animali dello zoo : “ si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale ….. a vedere di nascosto le bestie feroci ….. “ cantava Enzo Iannacci e si canta ancora oggi nelle allegre scampagnate camuffate da pellegrinaggi  . Chissà in una terra come la nostra che effetto farebbe in termine di crescita spirituale , l’incontro con membri dei diversi Ordini o con uno o più eremiti magari rappresentanti dei due sessi per sondare scoprire i loro carismi , il loro modo di vivere . Sicuramente uno schiaffo al presbiterio che sarebbe costretto a uscire fuori dunque rivedersi , ricollocarsi ,rivoluzionarsi  ,nella predicazione , nella liturgia , nello stile di vita …….   “ Per vedere di nascosto l’effetto che fa…. “  Vengo anch’io ?